L’efferato omicidio di  Padre Jacques a Rouen ha lasciato tutti sgomenti. Difficile trovare le parole per riuscire a integrare questo terrificante episodio nel contesto dei giorni di persone semplici che frequentano chiese e luoghi di preghiera in ogni angolo del mondo, in silenzio e con intima devozione. Sapere che da oggi questi luoghi possono essere il teatro di una carneficina, spaventa, atterrisce, non può che far sorgere dubbi, domande, interrogativi sul presente.

Fa pensare soprattutto i tanti fedeli di diverse religioni, musulmani e cristiani, che da tempo, senza far troppo rumore, nei luoghi di culto cercano strade per l’incontro e il dialogo, un dialogo fatto di sentire, di percezione dell’altro e del suo modo di considerare il divino, gli altri esseri, la realtà. Sono tante le esperienze che si consumano tra credenti di fedi diverse, non fanno scalpore, ma costruiscono ponti di solidarietà. Anche qui nel nostro territorio dove esperienze di incontro si sono svolte recentemente in occasione della Festa del rifugiato a Settimo Vittone. Non ne hanno parlato i giornali, non ha fatto “notizia” la notizia, che di fatto un po’ eccezionale invece lo è stata davvero, di un bellissimo momento di preghiera interreligiosa che si è svolto nella chiesa di Settimo Vittone. La funzione religiosa ha concluso un  giornata di festa, di gioco e di svago, tra cittadini e rifugiati ospiti della nostra Cooperativa. Come sempre il clima che si crea tra loro e i cittadini che li accolgono nelle piccole comunità del Canavese è fatto di calda ospitalità, di tranquilla fiducia e attenzione reciproca. Le giornate di festa e di incontro sono sempre all’insegna della cordialità e del gioco. Ma questa volta qualcosa di diverso è accaduto ed ha in qualche modo dato un significato nuovo e più profondo alla giornata trascorsa insieme.

Nel silenzio della chiesa si sono trovati fedeli diversi, che hanno intonato la propria preghiera secondo il proprio modo di sentire: e in quel contesto ha suscitato un’emozione profondissima il richiamo alla preghiera degli ospiti musulmani, nel silenzioso e attento rispetto delle parole del sacerdote che officiava la funzione.

Poi tutti sono usciti sul sagrato e lì l’Imam e i fedeli musulmani hanno a loro volta recitato la loro preghiera accompagnati dall’altrettanto silenzioso rispetto dei presenti alla funzione cristiana.

Sono stati momenti di intensa commozione che certo non possono far notizia ed essere oggetto di resoconti giornalistici. Eppure fatti come questo fanno comprendere quanto complessa sia la realtà di questo presente inquieto e tragico, quanto estremismi e violenze che si coprono e giustificano con la dimensione religiosa, non possano tacitare quel lavoro incessante e fruttuoso di incontro e dialogo che si sta tessendo in tanti piccoli e grandi luoghi del nostro Paese.

Difficile capire quali strade percorrere e cosa fare dopo che eventi così tragici come l’uccisione barbara in chiesa di un sacerdote che rifiuta di inginocchiarsi, si impongono al presente. Non sono storie nuove: è accaduto ai monaci di Thibirine nel 1996, accade oggi a casa nostra. Forse accadrà ancora.

Eppure non ci sono altre strade che la fiducia e la consapevolezza che solo il paziente lavoro di incontro e comunione di sentire, di preghiera e di speranza tra donne e uomini di ogni religione Paese e Nazione, potrà essere l’unica strada per superare questo momento.

Ci piace dunque riportare qui le due preghiere che sono state pronunciate nella giornata del Rifugiato a Settimo Vittone: quella dell’Imam della Comunità islamica di Ivrea e quella del parroco che ha officiato la funzione che ha ripreso una bellissima poesia di Erri De Luca. Due preghiere recitate durante una funzione religiosa che si è svolta in una chiesa cattolica, un’altra chiesa di un piccolo centro del Canavese, piccolo quanto può esserlo quel Saint-Etienne-du Rouvray, di cui sino a ieri non potevamo immaginare il nome.

 

Aggrappatevi tutti insieme alla corda di Allah e non dividetevi tra voi, e ricordate la grazia che Allah vi ha concesso: quando eravate nemici è Lui che ha riconciliato i cuori vostri e per grazia Sua siete diventati fratelli.

E quando eravate sul ciglio di un abisso di fuoco, è Lui che vi ha salvati.

Così Allah vi manifesta i segni Suoi, affinché possiate guidarvi.

 

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola

e del mondo, sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale,
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.

Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento

al tramonto dell’uva e di vendemmia.
ti abbiamo seminato di annegati più di
qualunque età delle tempeste
.

Mare Nostro che non sei nei cieli,
tu sei più giusto della terraferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, abbraccio, bacio in fronte,
madre, padre prima di partire

Erri De Luca